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Editoriale Presidente
Da Pazienti a Consumatori?
 
La continua trasformazione della società attuale e di conseguenza l’ ineluttabile cambiamento della nostra professione sta modificando l’approccio del paziente alle terapie e certamente anche  le nostre modalità di offerta di prestazioni ai pazienti stessi.
Da tempo abbiamo posto grande attenzione alle esigenze dei pazienti non solo in termini di salute ma anche di soddisfazione degli stessi sotto ogni aspetto che riguardi il rapporto con i nostri Studi(puntualità,gentilezza ed efficienza del personale,igiene ed estetica dell’ambiente,chiarezza nelle informazioni etc.) e questa attenzione alla “soddisfazione del Paziente”, di cui riportiamo in questo giornale un bellissimo studio del Professor Franco Tosco, ha sollevato in molti di noi profondi dubbi sulla capacità degli stessi pazienti di percepire la vera qualità delle prestazioni da noi eseguite.
Sempre più infatti siamo tutti condizionati da una serie considerevole di elementi “esterni” alla qualità dei prodotti che riceviamo od acquisiamo, siamo portati a nuovi bisogni dal mercato che ci condiziona sempre più e rischiamo di perdere di vista così sia le reali necessità che la qualità vera di ciò che riceviamo.
La scelta dei pazienti verso strutture odontoiatriche appariscenti, facilmente accessibili, standardizzate e molto reclamizzate è ben comprensibile se consideriamo infatti i parametri di qualità percepita dagli stessi,i nuovi bisogni che vengono valorizzati ed il senso di “appartenenza” cui molto pochi di noi riescono a sfuggire.
Da lì in poi il passo verso la vendita di prodotti salute, anche non strettamente necessari, attraverso gruppi d’acquisto è davvero breve ed il paziente diviene null’altro che un consumatore a tutti gli effetti.
Solo la coscienza del sanitario e la sua deontologia possono porre un limite alle grandi ingerenze del mercato e solo un Ordine Professionale serio e con pieni poteri può sopperire e sanzionare le negligenze di colleghi poco corretti.
Un pessimo articolo di qualche tempo fa apparso sul quotidiano LaRepubblica evidenziava una presunta emergente abitudine dei dentisti di fornire terapie non necessarie ai pazienti, palesando non solo un’abitudine di taluni all’overtreatment ma addirittura alla truffa! Al di là del fango gettato sulla nostra professione da quel giornalista che, ignorando le più elementari informazioni scientifiche ( e mancando anche del più elementare buon senso ) menzionava come inutile più di una seduta di ablazione del tartaro all’anno per chiunque, emergeva una visione della nostra categoria come di commercianti senza scrupoli pronti ad effettuare terapie inutili per risollevarsi dalla crisi economica in cui molti degli studi
odontoiatrici oggi si trovano. Se di abusi in tal senso si è a conoscenza è ben evidente che ancora una volta sarà solo l’Ordine Professionale ( certamente riformato e più autorevole di ora) che potrà avere gli strumenti per determinare l’eventuale errore e sanzionare il terapeuta!
Nascondere però dietro la pur giusta nostra indignazione tutto l’argomento non ci aiuterà di certo a comprendere se il fenomeno esista davvero ed in quale misura.
Abbiamo più che mai bisogno di continuare a difendere e riaffermare il grande valore della nostra professione e ripristinare nell’immaginario collettivo un’idea di Dentista con la D maiuscola,un Dentista attento alla salute orale dei pazienti che trae dal proprio lavoro la giusta ed onesta remunerazione economica e nulla più; ogni collega che contravviene a questi principi lede l’immagine di tutti i dentisti e noi ben lo sappiamo e non lo dobbiamo tollerare!
E’ per questo motivo che dobbiamo tenere altissima la guardia quando riscontriamo atteggiamenti particolarmente aggressivi nel mondo dell’offerta dei servizi sanitari ( vedi Groupon) da parte di colleghi che innescando presunti bisogni nei cittadini (offerta di una prestazione sottocosto che per contratto dovrà essere fornita all’acquirente anche se poi si paleserà non averne bisogno!!) mortificano la loro stessa, e la nostra, professionalità.
Un altro grande pericolo però si affaccia sul palcoscenico degli studi professionali ed è questa distorta visione comune delle cosiddette “liberalizzazioni” che sembrano essere la panacea di tutti i mali di questa Italia in aperta recessione economica.
Si prospettano infatti riforme che permetteranno l’istituzione di Società con soci maggioritari di solo capitale che vedranno anche nel nostro settore una possibilità di investimento e di ritorno economico sostanzioso ( non trascuriamo infatti l’interesse da parte dei grandi gruppi che riscontrano nelle nostre strutture un 25% circa di utile che ben difficilmente si raggiunge in altri settori).
Questi nuovi soci modificheranno a loro piacimento il mercato odontoiatrico potendo anche ridurre la quota di utili con economie di scala per noi impensabili ( creando decine di  centri odontoiatrici sarà possibile  abbassare il costo delle prestazioni facendo concorrenza ad altri e saturando altresì il mercato, la percentuale  di utile sarà si ridotta ma avendo dieci collettori di danaro alle casse della società il  guadagno totale risulterà molto di più ) e soprattutto ragionando ai soli fini del profitto ( il socio di capitale non è certo tenuto ad atteggiamenti deontologicamente corretti!)  il mercato verrà inevitabilmente spinto alla creazione di nuovi bisogni anche nel campo della salute .
Distorsioni gravissime e dannosissime per la salute e le tasche dei cittadini e purtroppo anche per le nostre strutture monoprofessionali a meno che questa volta non si sia noi gli attori di questa trasformazione e  d’innanzi a questa iattura non si cominci davvero a ragionare in termini di aggregazione e trasformazione dei nostri studi.
Compito nostro dovrà essere quello di studiare , da subito, forme societarie che ci vedano attori principali di trasformazione dei monostudi in realtà diverse ma unite in qualche modo tra loro senza dover capitolare d’innanzi ai grandi capitali. Una chimera? Probabilmente si , ma questa volta non facciamoci trovare impreparati dalle trasformazioni e affrontiamo il problema , se davvero emergerà, con immaginazione e realismo senza piagnistei e senza le nostre solite ritrosie verso il nuovo che altrimenti ci sommergerà!

AGOSTINO NEIROTTI
 
 
 
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