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Corso di laurea magistrale in odontoiatria e protesi dentaria, studenti che si confrontano con le prime esperienze cliniche

Sguardo perso e attimi di confusione generale: il primo paziente ‘vero’.


Dopo due anni di esercitazioni su manichino e modelli e di lezioni per lo più teoriche, il giorno del primo tirocinio vero, quello in reparto, è sempre una grande emozione e un’immensa incognita.


‘Sarò capace di mettere in pratica quello che ho solo studiato sui libri?’, ‘Ci sarà qualche tutore magnanimo che mi aiuterà anche nei passaggi più semplici?’, ‘I pazienti si accorgeranno che sono alle prime armi?’.


Così, tra mille dubbi, quando anche un’anestesia plessica sembra essere un traguardo lontanissimo,  si inizia l’esperienza della frequenza nei reparti.


Il corso di laurea magistrale, infatti, prevede, almeno presso la sede torinese, una parte di tirocinio pratica, clinico, che inizia dal terzo anno e che accompagna gli studenti sino alla laurea. Tutti, nessuno escluso, devono frequentare e affrontare poco x volta ogni singolo reparto, come integrazione alla comune didattica frontale.


Si tratta di una possibilità estremamente importante e utile ai fini di una preparazione completa e adeguata dei futuri odontoiatri. Senza dubbio tutto questo presenta alcuni lati positivi e altri meno.


E’ la prima palestra per cominciare ad approciarsi gradualmente ai pazienti, primo step fondamentale nel momento in cui si passa dal manichino ad una persona, nella sua interezza, con i suoi dubbi, le paure, le domande e le richieste. Sapersi relazionare nel modo corretto con il paziente è di enorme importanza, così come  eseguire correttamente il trattamento odontoiatrico proposto. Concedere un minuto, due, in più per spiegare alla persona che ci si trova davanti quale sia il problema e come si potrebbe risolverlo dovrebbe essere la quotidianità, il tutto possibilmente condito da un linguaggio semplice, efficace, con la capacità di sdrammatizzare la situazione quando questo sia possibile e necessario.


Inutile dire quanto il tempo trascorso in reparto sia un’opportunità unica per imparare, migliorarsi, per conoscersi e confrontarsi con i propri limiti, per acquisire capacità, manualità e con il tempo anche velocità.


Probabilmente spesso gli studenti vivono con ansia l’esperienza del tirocinio perché questo risulta poi parte integrante della votazione d’esame, perché talvolta ci si fa prendere dall’agitazione davanti a casi più difficili, o perché si teme di essere corretti dai tutori davanti al paziente. Dopo tutto si è alle prime esperienze, è sempre in agguato la paura di sbagliare, per cui spesso risulta difficile  eseguire i compiti, anche quelli più semplici, nonostante tutto l’impegno e la preparazione teorica di base.


E così quando, dopo l’impegno, le discussioni con i professori, le ore passate sui libri e in reparto, una paziente arriva al mattino del suo ultimo appuntamento con te e  porta un biglietto di ringraziamento, un dolce fatto con le sue mani e ti abbraccia... beh forse allora non si è sbagliato proprio tutto e questo non può che darti la carica per fare bene e migliorare.


E.M.

 
 
 
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